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ALESSANDRO BARBERO: "PRIGIONIERI DEI SAVOIA. LA VERA STORIA DELLA CONGIURA DI FENESTRELLE"

Pubblicata il: 08.01.2013

PRESENTAZIONE LIBRO DI ALESSANDRO BARBERO, "PRIGIONIERI DEI SAVOIA. LA VERA STORIA DELLA CONGIURA DI FENESTRELLE"

Mercoledì 28 novembre 2012, alle ore 17,30, presso la Sala Comunale delle Conferenze di Mondovì Breo (Corso Statuto, 11/D), la Biblioteca Civica di Mondovì, in collaborazione con il Centro culturale Mombasiglio e con la Libreria Biblos di Mondovì, propone, all'interno della propria rassegna letteraria di presentazioni librarie, un incontro con lo storico Alessandro Barbero, che approfondirà i contenuti e le ricerche presentate all'interno del suo ultimo saggio "I prigionieri dei Savoia. La vera storia della congiura di Fenestrelle" (Ed. Laterza, 2012), opera che ha ottenuto un grande rilievo mediatico, scatenando furiose polemiche con strascichi legali. 
L'autore verrà introdotto dal presidente del Centro Studi Monregalesi, col. Enzo Errani.
L'ingresso è libero.
La presentazione verrà replicata alle ore 21,00 presso la Sala del Centro Culturale
Mombasiglio.

ALESSANDRO BARBERO, Professore ordinario di Storia Medievale presso l'Università degli Studi del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro" a Vercelli.
Fra le sue pubblicazioni recenti i volumi: "9 agosto 378. Il giorno dei barbari", Roma-Bari, Laterza, 2005, tradotto in Francia, Spagna, USA e Gran Bretagna
Barbari. Immigrati, profughi, deportati nell'impero romano, Roma-Bari, Laterza, 2006, in corso di traduzione in Francia e in Gran Bretagna. 
Nel 1995 è uscito il suo romanzo storico Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle gentiluomo (Milano, Mondadori), che ha vinto nel 1996 il Premio Strega.
Collabora con il quotidiano La Stampa e con i programmi televisivi (Superquark) e radiofonici. 

RECENSIONE DI GIULIANA BAGNASCO

"Un lavoro serissimo, appassionato, ricco di notizie e documentato con scrupolo straordinario, vuole recuperare la verità su un aspetto specifico del periodo risorgimentale oggetto di furibonde mistificazioni nell'Italia divisa e smarrita degli anni a cavallo del Duemila. "Che cosa accadde veramente all'esercito borbonico dopo la disfatta? Lasciare emergere il frammento, rigorosamente sostenuto da fonti archivistiche e statistiche, di un'epoca che dapprima venne raccontata come orgogliosa epopea, poi come sequenza di infamie, è lo scopo dell'autore. Catturata alla resa di Capua, nel novembre del 1860, una colonna di soldati in lacere divise turchine marciava verso la fortezza di Fenestrelle :prigionieri dell'esercito borbonico catturati e trasferiti per mare da Napoli a Genova. Quando l'esercito delle Due Sicilie venne sconfitto in una guerra non dichiarata, i suoi uomini furono fatti prigionieri o sbandati, in gran parte trasportati al nord per essere arruolati contro la loro volontà nell'esercito italiano. L' incorporazione nell'esercito era un aspetto fondamentale della politica di unificazione del Mezzogiorno. Si pensava che non ci sarebbero state difficoltà ad arruolare i soldati napoletani nella prospettiva di confluenza pacifica dell'intero regno delle Due Sicilie nel nuovo Regno d'Italia. Al nord ne giunsero 8000. Da una comunicazione di servizio del comandante di Fenestrelle si enuncia che non furono lì inviati per punirli della loro resistenza. 

I soldati presentavano il quadro di una società in prevalenza rurale con una robusta componente artigiana. La puntigliosa burocrazia militare tenne traccia di 9ogni singolo individuo. 1186 erano i prigionieri napoletani a Fenestrelle e nelle tre settimane di permanenza i morti furono cinque. Sicuramente nell'immaginario collettivo Fenestrelle evocava un luogo dal clima micidiale e dalla durissima detenzione, anche se ai nuovi arrivati toccava lo stesso rancio dei soldati piemontesi. Vero fu il pregiudizio della classe dirigente piemontese verso i soldati borbonici, Non sono atti a fare nemmeno i mediocri soldati…Non ammorbiamo il nostro esercito con quella peste…I prigionieri napoletani dimostrano un pessimo spirito…sono tutti coperti di rogne edi vermina…quel che è più, dimostrano avversione a prendere da noi servizio…non so per verità che cosa si potrà fare di questa canaglia…generale Alfonso La Marmora a Cavour, 18 novembre 1860.La situazione fisica e morale dei napoletani trasportati al Nord, il trattamento che ricevettero dalle autorità furono oggetto di contrapposte campagne propagandistiche sulla stampa di partito. 

Ma il governo, lo si deduce da una minuziosa tassonomia, non si era mai impegnato in alcun sterminio di massa. "Il destino di massa" per i prigionieri di guerra e per gli sbandati arrestati fu semplicemente l'arruolamento, più o meno coatto controvoglia, i casi di chi continuò a resistere furono isolati, mentre più frequenti i tentativi di diserzione. Certamente esistevano veri e propri briganti, così come le condizioni igieniche non sicuramente ideali, ma è alla degenerazione del linguaggio che si deve prestare particolare attenzione, evitando quegli ammassi di falsità che parlano di campi di concentramento e di lager . Come lo s torico Lorenzo Del Boca nel libro "Maledetti Savoia". Diviene pertanto urgente correggere una storiografia devastata. 

La sostanza, documentata da Barbero con minuzia e rigore è:le decine di migliaia di ex-borbonici erano destinati ad essere incorporati nell'esercito per decisione di un governo autoritario e paternalistico che aveva un bisogno disperato di uomini. 
Dunque si è trattato di un'epoca complessa e contraddittoria di un paese che non ha ancora imparato a rispettare il proprio passato e a non stravolgerlo "per fini immondi". Quest'opera ci restituisce la verità storica con illuminante capacità critica. I conflitti furono aspri, anche tra calabresi e napoletani, gli ambienti clericali acutizzarono lo scontro con il Regno d'Italia, ma non vi furono congiure, gravi dunque i tentativi di strumentalizzazione".

Giuliana Bagnasco

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