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Presentazione saggio “L’argilla e il pane. La ceramica Besio tra le due guerre"

Pubblicata il: 26.10.2014

Interessante ricerca storica su una delle maggiori realtà produttive del contesto cittadino tra le due guerre analizzata da Cesare Morandini

Sabato 29 novembre, alle ore 17,00, presso la Sala conferenze del Museo della Ceramica di Piazza (Piazza Maggiore, 1) verrà presentato il saggio “L’argilla e il pane. La ceramica Besio tra le due guerre” di Cesare Morandini.  La presentazione dello studio, raccolto nel volume n. 85 de “Il Presente e la Storia”, sarà a cura della Fondazione Museo della Ceramica e dell’Istituto storico della Resistenza e della società contemporanea nella provincia di Cuneo e con il patrocino ed il concorso organizzativo del Comune di Mondovì.

Introdurranno il lavoro di Morandini il presidente della Fondazione Museo della Ceramica “Vecchia Mondovì” Guido Neppi Modona, ed il direttore dell’Istituto storico della Restistenza e della società contemporanea di Cuneo Michele Calandri. Interverranno gli storici Livio Berardo (presidente dell’Istituto) e Claudio Bermond (docente presso la facoltà di Economia e Commercio di Torino).

Sarà presente presente, ovviamente, l’autore.

L’incontro è aperto a tutti.

Dopo avere esplorato e svelato le romantiche vicende delle origini della tradizione ceramica monregalese (Allemandi 2008), Cesare Morandini piazza un ulteriore tassello della storiografia sull’industria della città. Si tratta questa volta della vita di una delle maggiori fabbriche novecentesche, la Besio, nel difficile periodo che va dallo scoppio della prima guerra mondiale alla fine della seconda. I documenti della fabbrica erano stati messi in salvo negli anni della chiusura presso l’Istituto per la Resistenza e la Società Contemporanea di Cuneo.

Il racconto incontra le due figure di Stefano Paolino, sindacalista e deputato nelle tormentate vertenze di fabbrica del Biennio rosso, e di Marco Levi, direttore della fabbrica negli anni Trenta fino al suo allontanamento (in quanto di religione ebraica), la sua fuga dopo l’8 settembre 1943 e i suoi 18 mesi in val Corsaglia, sotto la protezione della famiglia Castagnino. Molte le storie intrecciate: il cambiamento del lavoro di fabbrica imposto dai nuovi ritmi, la fatica dell’adeguare i decori con le mutevoli esigenze della clientela, la difficile concorrenza (e le alleanze) con le altre fabbriche monregalesi (tema “caldo” il rapporto con la Richard-Ginori di Carassone), le complesse corrispondenze con i grossisti ed i negozianti nazionali e le mille traversie per “piazzare” la merce su mercati molto diversi tra loro, la parabola ascendente dei prezzi delle materie prime importate (carbone e argilla) in parallelo con il loro scarseggiare, gli sforzi di Levi e dei suoi collaboratori per mantenere la fabbrica attiva e garantire il lavoro alle maestranze in condizioni proibitive. Il tutto, tra bombe d’aereo che sfondano le tettoie, autoblindo tedesche parcheggiate nel cortile, fucilazioni di partigiani di fronte ai cancelli, mucchi di carbone strappati faticosamente all’industria del Reich e puntualmente sequestrati dalle autorità repubblichine, cinghie di trasmissione per i macchinari richieste agli americani liberatori (ed ottenute).

CESARE MORANDINI, storico del lavoro, dottore di ricerca in Storia moderna e contemporanea (presso “La Sapienza” di Roma) e collaboratore di lunga data del Museo della Ceramica di Mondovì, ha estratto dal cilindro di una narrazione intensa la fase di passaggio da una industria ancora ottocentesca per sistemi produttivi e di commercializzazione ad una moderna, sullo sfondo della fine del sindacalismo libero e l’ingresso nel tunnel del corporativismo fascista. “L’argilla e il pane. La ceramica Besio tra le due guerre” ne è il titolo.

File Allegati
PDF Invito Morandini

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