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Museo della Ceramica: nelle opere di "Demo" una pungente ironia sulla modernità

Pubblicata il: 04.05.2018

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La rassegna rimarrà aperta fino al 29 luglio.

È la   vena   ironica,   nei   confronti di   una modernità che   va   spesso   fuori   misura, l’elemento caratterizzante della  mostra  di Francesco De Molfetta, in arte “Demo” allestita al Museo della Ceramica di Mondovì (Cuneo), che si trova nel centro storico del rione Piazza. L’esposizione, inaugurata venerdì 4 maggio, sarà visitabile fino al 29 luglio ed è curata dall’artista milanese e da Christiana Fissore.

“La mostra – dichiara l’assessore alla Cultura, Luca Olivieri – si inserisce appieno nel vissuto artigianale della nostra città che vanta, nella produzione ceramica, una lunga tradizione. La decisione di ospitare le opere di Francesco De Molfetta nelle sale del museo cittadino costituisce scelta particolarmente fortunata, mirata ad abbinare tecniche tradizionali e innovazione nel settore ceramico. Alle linee e ai soggetti classici, l’artista affianca, infatti, forme espressive originali e accostamenti arditi.  L’allestimento curato da Christiana Fissore costituisce particolare aggiunto, capace di aumentare il potere di attrazione dell’evento. Grazie alla sapiente commistione delle opere con i reperti museali, la mostra coinvolge, infatti, il visitatore in una specialissima ricerca, lungo un percorso animato dalla sottile ironia e dai giochi semantici che sono caratteristica distintiva del lavoro di Demo”.

Un testo critico a cura di Rebecca Delmenico accompagna il visitatore nel percorso di mostra che consiste in una  trentina  di  opere,  in  gran  parte  in porcellana del  tipo neo  Capodimonte, ma  con  soggetti contemporanei. Altre sono in terraglia dolce, materiale ceramico tipico del plurisecolare distretto ceramico  monregalese, realizzate nell’unità  produttiva  interna al  Museo:  lavori  "site  specific"  per l'occasione,  frutto  della  collaborazione  tra  l’artista  e  la  ditta  artigiana  Besio  1842,  l'ultima manifattura che tramanda la tradizione della produzione ceramica monregalese.

Da qui il titolo “Old but Gold” della mostra e la scelta di inserirne le opere all’interno del percorso permanente del primo piano, in dialogo con le stesse ceramiche della collezione museale. I lavori di Demo intendono gettare idealmente un ponte tra l'arte classica e la cultura iconografica dei  giorni  nostri.
L’artista lega il fatto  storico  di  rilievo  con  i  personaggi  dell'attualità,  gli  eroi  dei cartoni animati (Topolino) e le icone del cinema (James Bond) con i grandi miti della storia dell'arte (Rodin). Sono  opere  seducenti,  spettacolari,  con  una  giocosità  di  taglio  neopop,  caratterizzate  da colori  vivaci,  che  tuttavia  inducono  alla  riflessione,  come  quando  Demo  declina  i  più  importanti brand dell’economia globalizzata in sculture di matrice concettuale e ironica.

Il continuo rapporto di scambi, allusioni, interazioni reciproche tra titolo e corpo dell’opera è uno dei  temi  principali  della  sua  cifra  stilistica,  supportata  da  un  ricercato  perfezionismo  linguistico, espresso  da  un  virtuosismo  tecnico-formale  e  dalla  riscoperta  di  raffinati  metodi  di  verniciatura policroma, lucidatura e rifinitura. L’artista omaggia Mondovì con l’opera dal titolo, “DEMOndovì”: lo si scorge con i suoi due cani e in lontananza  la  città  con  la  rocca.  Fra  i  temi  del  nostro  tempo  che  la  mostra  affronta  in  modo sarcastico, c’ è quello del cibo spazzatura, cui sono dedicate le opere "Hot dog" (site specific), "Tra Mc e te", "Tre grazie". Al cibo spazzatura è dedicato anche un workshop con l’artista e le classi terze dell’IIS "Giolitti Bellisario" di Mondovì, sezione Enogastronomia e Ospitalità alberghiera.

La  pungente  ironia  di Demo  è  rivolta  anche  all'  impoverimento  della  comunicazione  orale soppiantata  dagli  strumenti  elettronici:  in  "Ricercarsi"  e  "Porcelain-phone",  accanto  a  ingenui pastorelli e leziose damine ottocentesche, fanno bella mostra di sé gli ormai onnipresenti computer e smartphone. In "Viagra” non sfugge alla derisione l'amore chimico, infuso dalle famose pastigliette blu. La mostra di Mondovì comprende anche un laboratorio didattico sperimentale in collaborazione con l'"Unione  Italiana Ciechi  e  Ipovedenti", in  cui  l'artista  conduce  un'esperienza  di  accessibilità sensoriale.

Francesco De Molfetta in arte il "DEMO", classe1979, vive e lavora a Milano, in Italia. Il suo lavoro, scoperto dal famoso gallerista dell'Arte Povera Franco Toselli, è stato esposto in Italia e all'estero in tutte le principali fiere d'arte a partire dal 2000. Ha esposto in Europa e nel mondo in musei e gallerie private. Nel dicembre 2013 è stato invitato al Museo L.A. MOCA in una mostra sulla scena artistica New Pop e Surrealista. Nel 2010 l'esplosione è con la sua enorme provocazione alla Biennale d'Arte Sacra  con  la  scultura  di  "Lourdes  Vuitton"(La  Madonna  che  indossa  un  abito  Louis  Vuitton).  Ha collaborato  con  marchi  come  Nike,  Henry  Cotton's,  Fender  chitarre  e  Lamborghini.  Ha  scritto  e diretto quattro cortometraggi, uno dei quali ha vinto il primo premio Ambrogino d'Oro come opera migliore sulla città di Milano. Nel 2010 la prima sala museale a Vitoria nei paesi Baschi, nel 2012 alla Biennale di Tolentino, nel 2017 una sala personale presso il Museo della Triennale di Milano.

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