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Convento di Nostra Donna

Convento di Nostra Donna e Chiesa di Santa Maria delle Grazie dei Frati Francescani Minori Osservanti detti anche Zoccolanti

Nel 1478 i Francescani Minori Osservanti, detti zoccolanti, iniziarono la costruzione del loro convento, comunemente chiamato di Nostra Donna, la cui chiesa era intitolata a Santa Maria delle Grazie.

Il nuovo insediamento sorse nella zona della collina verso ponente, addossato alle mura che correvano tra le porte di Breo e Carassone. Il convento si articolava intorno al chiostro interno, adiacente al lato meridionale della chiesa che, a sua volta, era disposta con la facciata ad est e l’abside ad ovest. Si trattava di un grande edificio a quattro navate, che ospitava gli altari e le sepolture delle principali famiglie di Mondovì.

L’attuale complesso di Nostra Donna è molto diverso da quello originale. Durante il XIX secolo, il convento venne a più riprese trasformato e sopraelevato per accogliere Scuole e Istituti Superiori. La parte meglio conservata è il chiostro, databile tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo, che presenta una pianta rettangolare con otto campate nei lati lunghi e sei su quelli corti.

I pilastri, a sezione ottagonale, sono in cotto con capitelli cubici ad angoli smussati e sorreggono archi a crociera e ogivali. Le lunette del chiostro sono affrescate con scene della vita di San Francesco commissionate dalle famiglie nobili della città, i cui stemmi sono riportati nella fascia decorativa sottostante. Non se ne conosce l’autore, ma il gusto ancora manierista fa ipotizzare che la data 1639, presente in una lunetta del lato adiacente la chiesa, sia da riferirsi alla conclusione del ciclo piuttosto che all’inizio.

Gli affreschi sono danneggiati dai busti e medaglioni dei monregalesi illustri, murati a partire dagli anni Settanta dell’ottocento. Con la soppressione degli ordini religiosi anche la chiesa subì ingenti danni che causarono il crollo pressoché completo delle quattro navate e il trasferimento nella parrocchiale del Comune di Rocca dè Baldi del grande altare in marmo dei fratelli Carlone, donato nel 1675 dalla famiglia Morozzo. Nel 1935 i resti della chiesa subirono un’ulteriore trasformazione: l’abside e la zona presbiteriale furono riadattate a cappella ad uso delle Scuole, mentre le due campate in testa alla navata sinistra ne diventarono la nuova sacrestia. Il locale fu dotato di una nuova abside di forma rotonda rivolta a levante, che fu decorata in quegli stessi anni dal pittore monregalese Nino Fracchia. Dell’antica decorazione rimangono i due grandi affreschi delle pareti laterali del presbiterio, l’adorazione dei Magi e l’Adorazione dei Pastori, che risalgono al 1650. L’autore è ignoto anche se tradizionalmente si fa il nome di Guglielmo Caccia detto il Moncalvo, mentre la critica più recente ha colto affinità con Claret e i lombardi Recchi. Più tarde e di altra mano le decorazioni e gli stucchi della volta a crociera con l’Assunta, gli Evangelisti, i Dottori della Chiesa e i Profeti.