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Museo della Ceramica

Il Museo della Ceramica di Mondovì,collocato nel settecentesco Palazzo Fauzone di Germagnano, ospita l’allestimento permanente delle collezioni ceramiche distribuite nelle 17 sale dei piani nobili del Palazzo.
Le sale espositive, ricche di affreschi, stucchi, tappezzerie, specchiere, camini, sapientemente restaurati, si affacciano con una vista superba su Piazza Maggiore, sulle Alpi Marittime e sulle colline delle Langhe.
Sono esposti oltre seicento pezzi ceramici distribuiti su quasi 600 metri quadrati; duemila pezzi sono poi custoditi nei depositi visitabili, destinati a studiosi, collezionisti, cultori della materia.

Le ceramiche provengono dalle collezioni di Marco Levi (1910-2001), ultimo proprietario e direttore della fabbrica “Vedova Besio e figlio”, e di Carlo Baggioli. Quella di Baggioli - la più ricca collezione di ceramiche del distretto monregalese - era stata acquistata negli anni Novanta del secolo scorso da Marco Levi, che l’aveva poi donata insieme alla propria alla Fondazione Museo della Ceramica “Vecchia Mondovì”. Sin da allora Marco Levi aveva coltivato il sogno di preservare e trasmettere la memoria storica di una plurisecolare esperienza artistica e industriale e di farla rivivere in una prestigiosa sede museale.

L'avventura del distretto industriale monregalese della ceramica inizia in età napoleonica e si esaurisce alla fine degli anni Settanta del Novecento.
La produzione della terraglia, materiale innovativo della rivoluzione industriale usato per stoviglie a costi contenuti, segna nell’Ottocento e nel Novecento la cultura e l’economia della città di Mondovì e di un ampio distretto (Villanova, Roccaforte, Chiusa di Pesio, Vicoforte, Mombasiglio), generando simboli visivi caratteristici e inconfondibili, tra cui il galletto dalla coda variopinta e le vivaci decorazioni a spugna intagliata.
Visitare il museo significa ripercorrere le tecniche produttive e i filoni decorativi che si sono succeduti nel corso di quasi due secoli. La storia dello sviluppo industriale, artistico e culturale del distretto ceramico monregalese è raccontata nei pannelli espositivi con un linguaggio accessibile e accattivante, arricchito da impianti multimediali di forte e immediato impatto scenografico.

La visita prende avvio al primo piano con sale dedicate al ciclo produttivo, e ruota attorno alla magia della terra che diventa oggetto utile attraverso manipolazioni e condizionamenti.
È concepita come un viaggio all’interno di una fabbrica: nella centrale sala degli Stemmi, ove è collocata l’installazione multimediale “Fare ceramica”, un percorso orizzontale introduce il visitatore nelle diverse fasi della lavorazione della terraglia e nelle tecniche della decorazione,coinvolgendolo in modo diretto nei suoni, nelle immagini e nelle sensazioni della fatica e della sapienza manuale.

 La prima sala illustra la storia del distretto ceramico con una mappa e una grande linea cronologica, restituendo al visitatore l’importanza e la diffusione del fenomeno industriale monregalese; la seconda documenta, grazie a interventi di scavo archeologico effettuati sul territorio, la presenza di reperti ceramici di età romana, medioevale e post–medioevale.

La terza sala è costruita attorno al primo inventario di una fabbrica di Mondovì (1809), straordinario e prezioso documento archivistico che consente di ricostruire le tracce della primissima produzione secondo i modelli di cream ware dell’inglese Wedgwood.

Le sale successive descrivono le diverse tecniche della foggiatura e della decorazione caratteristiche della ceramica locale: pittura a pennello, tamponatura “a velo” o “a merletto”, transfer print, foggiatura con parti a rilievo, decorazione a stampino, mascherina e aerografo. Accanto ai pezzi rappresentativi di ogni singola tecnica sono esposti gli strumenti per realizzarla, provenienti dalle fabbriche storiche del distretto.

 L’ultima sala del primo piano è concepita come un mercato, in cui sono esposte le più diverse tipologie ceramiche, pronte per soddisfare le esigenze della clientela. Sotto il superbo affresco barocco che rappresenta il mito di Fetonte fatto cadere dal carro del Sole dai fulmini di Zeus, l’attenzione è catturata dai vari aspetti del commercio, il viaggio, la pubblicità, l’esposizione. Dalla finestra che si apre sul versante sudorientale del Palazzo il visitatore può vedere direttamente i luoghi originari del fenomeno industriale monregalese: i castagneti per il combustibile, le cave di argilla di Vico, l’inizio della pianura piemontese, i dolci rilievi delle Langhe e la valle del Tanaro verso la Liguria, direttrici tradizionali di scambio.

 Il secondo piano è dedicato alla storia industriale del distretto. La sala multimediale che fa da centro ideale all’esposizione “Apparecchiare la tavola”, testimonia il successo della terraglia monregalese, capace di creare servizi da tavola secondo esigenze e gusti legati anche ai diversi contesti sociali.
Il visitatore sceglie da una consolle un manufatto ceramico, lo appoggia su una mensa virtuale e così dà vita, una ad una, a otto tavole che si apparecchiano da sé, con gesti densi di poesia, semplici e quotidiani.

 Le successive sei sale descrivono le quattro grandi fasi della storia del distretto industriale monregalese utilizzando, oltre alla produzione tipica delle singole fabbriche, immagini fotografiche e didascalie: il radicamento ad opera di Francesco Perotti e di Benedetto Musso nella prima metà dell’Ottocento (prima sala), la grande espansione dopo il 1850 (seconda sala), la crisi economica negli ultimi quindici anni del secolo a Mondovì (terza sala) e nei centri del distretto (quarta sala).

 Alla fase del Novecento sono dedicate le ultime due sale: la prima ripercorre la storia e la produzione delle diverse fabbriche, la seconda illustra il tentativo di foggiatori e decoratori, spesso riuscito, di inseguire le correnti artistiche europee della prima metà del secolo. Si spazia tra suggestioni ottocentesche, Liberty, Art Déco, Futurismo e design industriale: un prezioso patrimonio destinato a esaurirsi con la crisi progressiva e inarrestabile delle principali manifatture ceramiche del distretto fra gli anni ’60 e ’70 del secolo scorso.

Nella parabola insieme entusiasmante e amara della ceramica monregalese il visitatore potrà cogliere l'essenza stessa dell’industria moderna: la produzione in serie e a costi contenuti di oggetti di uso quotidiano e di aspetto gradevole che ha rivoluzionato irreversibilmente abitudini, rapporti, costumi e stili di vita delle persone.